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La pandemia ha modificato radicalmente le nostre giornate e le abitudini dei bambini con disabilità di cui ci prendiamo cura. Gli obiettivi sono però rimasti gli stessi.

Marta Lanzini, la coordinatrice del nostro Centro diurno, L’Officina delle abilità, ci racconta come è cambiata l’organizzazione.

Il nostro metodo in sintesi

L’Officina delle abilità lavora su cinque aree di intervento: la comunicazione, la relazione, l’apprendimento cognitivo, l’autonomia e l’attività psicomotoria.

Suddividiamo la giornata in momenti, creando percorsi disegnati ad hoc per ogni bambino. Ogni singolo momento della giornata favorisce il raggiungimento di uno o più obiettivi che riguardano le cinque aree di intervento e che si traducono in azioni di vita quotidiane. I momenti della mensa e della merenda, ad esempio, favoriscono il raggiungimento dell’autonomia nel momento del pasto; cerchiamo di renderli autonomi anche anche nell’utilizzo del bagno e nella cura dell’igiene. Durante il gioco invece, vengono perseguiti obiettivi relazionali, sociali e comunicativi. Le attività cognitive al tavolo sono finalizzate all’apprendimento di concetti logici e a rinforzare le attività di letto-scrittura. Attraverso gli esercizi fisici cerchiamo di migliorare la percezione del corpo e la consapevolezza motoria.

Cosa è cambiato dopo la pandemia

A seguito della pandemia abbiamo dovuto rivedere la quasi totalità delle attività del centro, ad esempio siamo stati costretti a sospendere le attività sul territorio che venivano utilizzate per far fare nuove esperienze ai bambini: prendere i mezzi pubblici, andare in un bar o al supermercato.

La parte più difficile è mantenere il distanziamento fisico tra i bambini, se prima un educatore lavorava con due bambini a un tavolo e poteva seguire il lavoro di entrambi per mantenere alto il livello di attenzione, ora questo non è più possibile. Anche i giochi da tavolo sono diventati più difficili da usare perché mantenere tutto disinfettato è complicato.
Dove si è potuto, si è sfruttata la tecnologia, le letture che prima si facevano su supporti cartacei ora vengono svolte sfruttando un proiettore, così che tutti possano leggere senza toccare i libri. Si è cercato di plastificare i tutti materiali cartacei, in modo da poterli igienizzare dopo l’uso. Abbiamo anche creato dei kit personali con pennarelli, giochi e fogli così che gli strumenti non si mischino.

Abbiamo cercato di utilizzare alcuni escamotage. Ad esempio, nel “gioco simbolico”, se nel pre-Covid un bambino faceva la parte del cuoco e poi dava il pasto (finto) ad un altro bambino che fingeva di mangiarlo, ora ci sono due cuochi bambini e i pasti vengono consegnati all’educatore che ricopre il ruolo del cliente.

Per mantenere il distanziamento ora utilizziamo dei banchi singoli e, se prima l’educatore poteva seguire più bambini contemporaneamente, ora invece si deve occupare di un bambino alla volta. Quando il tempo lo permette, sfruttiamo il giardino esterno formando dei gruppi di gioco meno numerosi rispetto a al periodo pre-Covid.

In ultimo, ma non certo per importanza, il lavoro sull’uso delle mascherine e sui nuovi comportamenti da adottare per contrastare la diffusione del virus. Quando le precauzioni vengono percepite dai bambini come forzature, queste vengono facilmente rifiutate. Avviare un percorso educativo che permetta ai bambini di abituarsi a certe regole sociali e di igiene è stata la chiave per trasmettere questi concetti senza creare attriti.

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