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Il Manifesto contro la discriminazione nel gioco delle bambine e dei bambini con disabilità è frutto del lavoro coordinato da L’abilità nell’ambito del progetto promosso dalla Fish “Disabilità: la discriminazione non si somma, si moltiplica. Azioni e strumenti innovativi per riconoscere e contrastare le discriminazioni multiple”. Il Manifesto è stato recentemente raccontato nella rivista di ALI, l’Associazione Italiana dei ludobus e delle ludoteche – che può essere sfogliata a questo link: un’ottima occasione per tornare a parlare di questi temi e per dare visibilità a un documento che sottolinea attenzioni e temi che L’abilità porta avanti da sempre.

Dovendo affrontare il tema della discriminazione per i minori con disabilità è parso subito importante al gruppo di lavoro, formato da Laura Borghetto, Presidente dei L’abilità Associazione Onlus, Milano, con la collaborazione di Stefania Pedroni, Uildm; Fabio Amanti – Parent Project; Luisella Bosisio Fazi – Ledha; Nicola Tagliani – Aipd, concentrare l’attenzione ad un ambito che potesse essere emblematico e rappresentativo della discriminazione per le bambine e i bambini con disabilità: il gioco.

Proprio l’impossibilità di godere del diritto al gioco, infatti, racchiude in sé tutti gli elementi della discriminazione che vede penalizzati i bambini e le bambine con disabilità: nella carenza di opportunità di gioco si concretizza lo stigma che questa società attribuisce alla condizione della persona con disabilità, determinandone l’allontanamento se non addirittura la segregazione. Ancora, il fatto che un bambino con disabilità possa e debba giocare ancora troppo spesso non è riconosciuto come bisogno, dagli operatori e dai contesti sociali, quali ad esempio la scuola e, talvolta nemmeno dalle famiglie: si riscontra una sottovalutazione del tema e in generale una carenza di visione rispetto alle necessità del mondo dell’infanzia, ancor più grave quando si parla di bambine e bambini con disabilità. Sono altresì carenti le politiche culturali nel nostro Paese. Quando si parla di minori troppo spesso si enfatizzano attività legate agli apprendimenti, al gioco digitale o ancora allo sport: tutte attività di interesse indiscusso, ma che sono strutturate su obiettivi e percorsi di performance che poco hanno a che fare con il gioco. E non è più possibile attribuire tali carenze alla scarsità di risorse, che pure è ovviamente parte del problema. È necessario, infatti, riconoscere che ancor oggi è scarsa la formazione e la consapevolezza degli operatori, che troppo spesso vedono il gioco unicamente come occasione di terapia e abilitazione e non come opportunità di piacere e divertimento per i bambini o che ancora non hanno le competenze necessarie ad accompagnare e facilitare nel gioco i minori con disabilità. Come altresì è scarsa l’informazione rispetto a questi temi.

È sembrato importante inserirsi in un contesto così problematico e che presenta ampi margini di miglioramento con un approccio che fosse dirompente e di rottura: proprio per questo si è scelto di strutturare un Manifesto contro la discriminazione, per sottolineare tutti gli ambiti di incertezza e carenza ma al tempo stesso delineare possibili linee di azione che vedano coinvolti quanti credono che il gioco sia un diritto per tutte e tutti, e non solo sulla carta. Il documento è consultabile sul sito di Fish Onlus e rappresenta quindi solo un primo passo sulla lunga strada per combattere la discriminazione.

Un percorso dal quale nessuno si deve sentire escluso: la battaglia contro la discriminazione nel gioco per le bambine e i bambini con disabilità necessita della partecipazione e dell’impegno di ciascuno, perché in definitiva si tratta di una battaglia di civiltà, per garantire un diritto fondamentale di tutte le bambine e di tutti i bambini.

Ma come dare concretezza al Manifesto, affinché non rimanga unicamente esercizio di stile nell’ambito di un seppur interessante progetto, ma trovi concretezza e implementazione? La sfida lanciata è ambiziosa e individua già tre possibili linee d’azione per combattere la discriminazione nel gioco:

1_ Il Manifesto deve giungere all’attenzione delle Istituzioni affinché sia messa in agenda la creazione di una legge per la promozione e il finanziamento di spazio gioco, ludoteche, parchi accessibili e inclusivi;

2_ È indispensabile avviare una mappatura degli spazi, dei luoghi, dei servizi che siano inclusivi e al tempo stesso costruire dati certi, sia quantitativi che qualitativi, che possano descrivere il tema del gioco nella vita del bambino con disabilità – per denunciare carenze e al tempo stesso per sottolineare best practice;

3_ È di fondamentale importanza portare all’attenzione dell’opinione pubblica questi temi, avviando una campagna di sensibilizzazione e comunicazione che attivi il pensiero e con esso l’azione.

È necessario fare quindi, ma ancor più importante è necessario fare insieme, perché questa battaglia ci riguarda tutte e tutti e non può essere vinta se non con l’impegno di ciascuno.

 

 

 

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