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“Il designer è un progettista dotato di senso estetico, che lavora per la comunità”.

Così Bruno Munari definisce la figura del designer nel testo Artista e designer (1971). Con le stesse parole si potrebbe forse osare un’ulteriore definizione della figura dai contorni sfumati e non sempre categoricamente circoscrivibile dell’educatore.

Progetto, senso estetico, comunità.

Sono tre parole che, a nostro parere, accomunano le due professioni che hanno avuto l’opportunità di incontrarsi e dialogare nel corso di Design dell’accessorio presso il NABA (Nuova accademia di belle arti), a cui è stata invitata a partecipare l’abilità.

L’obiettivo del corso di quest’anno era quello di progettare un gioco inclusivo, un gioco basato sull’idea del riconoscimento reciproco come bisogno umano vitale (Gallelli, 2012), un gioco che rispetti e salvaguardi le irriducibili diversità di ognuno, un gioco che implichi la possibilità di partecipazione per tutti e per ciascuno. Così le docenti del corso, Vered Zaykovsky e Natascia Fenoglio, hanno invitato la nostra associazione per mettere in connessione e far dialogare saperi e competenze differenti.

Gli interventi di Carlo Riva (direttore di l’abilità) e Elisa Rossoni (pedagogista e coordinatrice dello Spazio gioco) si sono rivolti agli studenti per avviare una riflessione sulla condizione esistenziale della disabilità e sul diritto al gioco dei bambini con disabilità, per presentare attività ludiche e possibilità di gioco, per indicare come strutturare il setting per consentire la partecipazione attiva di tutti.

Attraverso un laboratorio psico-corporeo gli studenti hanno poi sperimentato la relazione con l’altro e con il limite e hanno riscoperto il piacere del gioco, esperienza vitale e fondamentale che non dovrebbe riguardare solo la stagione dell’infanzia ma attraversare e rivitalizzare tutte le età della vita, in particolare la vita degli adulti che con i bambini e con il gioco hanno a che fare nella quotidianità della loro professione.

Gli studenti hanno così giocato e avviato una ricerca a partire dai giochi e giocattoli presenti in commercio per modificarli e adattarli a partire dalle difficoltà e dalle potenzialità di un bambino con disabilità.

Insieme alle loro docenti e con la supervisione di Carlo ed Elisa, hanno svolto un lavoro artigianale per scegliere i materiali più adatti, analizzare le loro funzioni, trasformare la realtà esistente “finché non hanno risolto e armonizzato creativamente tutte le componenti del problema” (Munari, 1971) in prototipi che verranno sperimentati con i bambini dello Spazio gioco.

Lo stelliere, il canestro, Ella, Toccatè, Kaleidomask, Gioco dell’oca, Poffi, Bomsha, Labi-Lab, Becu, 4senses, Memory sono i giochi che hanno creato e modificato gli studenti. Purtroppo per limiti di spazio, non riusciamo a raccontarveli tutti. Vi lasciamo alcune fotografie e una breve spiegazione che non ha la pretesa di essere  esaustiva e non renderà merito alla cura e alla passione che ogni studente ha avuto per il proprio progetto.

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Il canestro con bastoni telescopici consente di regolare l’altezza e di inclinare l’anello del cestino per facilitare l’ingresso della palla. Un piano inclinato sul fondo del cestino fa ritornare facilmente la palla verso il bambino.
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Il Memory è stato modificato per rendere il gioco visivamente comprensibile a tutti. L’elastico posto sopra le tessere facilita la prensione ai bambini con difficoltà motorie.
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Bomsha è un gioco sonoro il cui nome nasce dall’unione di due onomatopee “boom” e “sha”. Nei fori dei pannelli in legno, dalle forme accattivanti, leggeri e facilmente impugnabili, vengono inseriti piccoli contenitori riempiti con materiali differenti (sale, zucchero, sabbia, etc.), ognuno dei quali produce la magia di un suono diverso.
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Il Gioco dell’oca è stato modificato per permettere la partecipazione di bambini con disabilità cognitiva e motoria.
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Kaleidomask è un visore dove si possono inserire vetrini differenti che permettono ad ogni bambino di sognare e trasformare la realtà.

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