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Riccardo ha 14 anni, Matteo 8. Età diverse ma entrambi hanno un disturbo dello spettro autistico. Francesca è la loro mamma. Complesso organizzare una giornata con due figli che hanno età tanto differenti, bisogni totalmente differenti ma la stessa necessità di cura.
La sveglia suona alle 7 ogni mattina, ma molte volte la casa a quell’ora è già in piena attività o ci si è appena tranquillizzati dopo la notte insonne. Difficilmente il sonno dei ragazzi è duraturo, intorno alle 4 possono cominciare le crisi di rabbia, i pianti, le urla.
E se sarà un buongiorno Francesca lo capisce da come è andata la notte.

Per quanto Francesca abbia cercato di rendere il più possibile autonomi i suoi figli, operazioni come lavarsi, vestirsi, fare colazione richiedono sempre la sua attenzione.
Ogni mattina Francesca spiega loro attraverso i simboli della comunicazione aumentativa alternativa che devono andare a scuola. Mostra la foto dell’insegnante, dell’edificio scolastico: zainetto in spalla e si incamminano. Ma a volte il lavoro di preparazione non basta e la crisi può arrivare anche lungo il percorso da casa a scuola, con gli occhi degli altri che ti guardano mentre devi cercare di tirare su tuo figlio dalla strada e convincerlo a camminare.
Matteo non frequenta la scuola fino all’orario del termine delle lezioni. E i pomeriggi della settimana vanno modulati in base alle terapie che sono 6 giorni a settimana: la frequenza allo Spazio Gioco, la logopedia, la terapia psicoeducativa per 2 sessioni, ippoterapia e al sabato mattina la terapia sistemica in acqua. Attività che scandiscono i ritmi di tutta la famiglia. Francesca e il marito Giovanni si alternano per accompagnarlo, in modo da riuscirsi a occupare anche di Riccardo. I centri delle terapie non sono vicino a casa o a scuola, si deve usare l’auto perché coi mezzi sarebbe un caos.

Tutto va spiegato e programmato affinché non si agitino, per questo nella borsa di Francesca c’è sempre il diario della comunicazione e i simboli per mostrare dove stanno andando e cosa dovranno fare. E anche il momento della cena viene “tradotto” con i simboli della comunicazione alternativa aumentativa.

Quelle di Francesca sono sempre giornate complesse, dove esiste una routine ma molto molto labile. Per anni la sua famiglia non è andata in vacanza perché era troppo complesso. Perfino l’appuntamento per un taglio di capelli è difficile da gestire, come lo è prendersi del tempo per sé.
Francesca ha dovuto smettere di lavorare perché gestire Riccardo e Matteo assorbiva completamente le sue energie. Ha ricominciato due anni fa perché è riuscita a trovare un lavoro che le consente di prendersi cura dei figli e perché ha capito che non poteva essere solo una mamma.

Solo grazie al tuo sostegno, possiamo continuare ad aiutare tutte le mamme come Francesca a non dimenticare mai chi sono.
Buona festa della mamma!

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