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«Non aspettare che ci sia sereno / o cada una tiepida pioggia
o l’orchestra dei fiori / incominci a suonare / o i già muti pesci
tacciano ancor di più.
Fa’ che ti basti / che cominci il giorno / e che sia fatto chiaro
come pagina bianca / voltata dopo la nera.
Allora tieni la faccia / più alta che si può / e tenta
perché tentar non nuoce».
Pablo Neruda, Poesie, Einaudi, Torino, 1952, p. 79.

La poesia di Pablo Neruda, come suggerisce Andrea Canevaro, restituisce il senso di una possibile apertura all’altro, alla irriducibile diversità degli altri. Tentare di accostarsi e scoprire l’altro come fonte di nuove conoscenze (e non viverlo sempre come minaccia) non può nuocere. Può solo arricchire e ampliare il nostro sguardo e lo sfondo che permette di agire.

Il viaggio che l’abilità ha compiuto ad Haiti ha rappresentato un tentativo di accostarsi con riguardo e rispetto a un mondo diverso, a cultura differente, a una modalità altra di pensare e stare con le persone con disabilità.
L’associazione è stata coinvolta, dalla Fondazione L’albero della vita, nell’ambito del progetto “Accogliere per reinserire: Programma di rafforzamento di accoglienza e integrazione familiare e sociale dei minori ad Haiti”. Obiettivo del viaggio è stata l’osservazione e la valutazione delle modalità di conduzione e gestione dei centri di accoglienza che ospitano bambini e ragazzi, dai 2 ai 18 anni, per individuare i bisogni e le necessità formative e elaborare delle linee guida per favorire il ricongiungimento dei minori con la famiglia d’origine, laddove possibile.

                                                                  

I bambini con disabilità vengono portati nei centri per motivazioni differenti di ordine socio-culturale e economico: la disabilità è percepita come una maledizione vudù da segregare o allontanare, come una malattia da guarire (la condizione di disabilità è gravemente aumentata dopo il terremoto del 12 gennaio 2010) o come un fardello che rende la persona invalida e inutile (kokobe in creolo) ai fini produttivi e di sostentamento della famiglia.
All’interno dei centri l’intervento fatto con i bambini con disabilità rimane ancorato esclusivamente a un modello di tipo medico-assistenziale e non sono presenti risorse economiche e culturali per agire su un piano educativo di cambiamento e inclusione. Solo in alcuni centri i bambini hanno la possibilità di andare a scuola oppure è presente la figura di una fisioterapista.
Particolarmente problematiche sono le condizioni di vita dei bambini che presentano una disabilità complessa, che aumenta a causa della povertà e delle condizioni ambientali.

Il rispetto dei diritti dei bambini con disabilità varia enormemente da Paese e Paese e i Paesi in via di sviluppo sono sicuramente i più fragili e le difficoltà possono sembrare insormontabili. In questo senso, la legislazione haitiana si sta rinforzando in merito alla promozione e alla difesa dei diritti delle persone con disabilità (l’ultima legge entrata in vigore è quella del 13 marzo 2012) anche se è molto complesso avviare processi di inclusione e accessibilità.
Ma forse vale sempre la pena tentare, guardare più in alto e lontano che si può verso la possibilità di un cambiamento. Perché tentar non nuoce.

 

Il progetto, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) è stato promosso da PROSA (ente capofila), in collaborazione con Comunità Impegno Servizio Volontariato (CISV), Fondazione L’Albero della Vita (FADV), ProgettoMondo MLAL (PMM) e Università di Padova (UdP), Università Notre Dame d’Haiti (UNDH), L’abilità associazione onlus (l’abilità) e i partner locali Solidarite fanm Ayisièn (SOFA), Groupe Médialternatif (GM).

 

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