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Di Elisa Rossoni

Ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore, lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

De Gregori, La leva calcistica della classe ‘68

La celebre canzone del cantautore Francesco De Gregori potrebbe costituire la colonna sonora del progetto che vi stiamo per raccontare. Lo stesso De Gregori ha dichiarato di aver scritto questa canzone “pensando a un bambino che il pomeriggio, su un campetto sterrato, impara il senso e il limite della competizione, impara il successo e il fallimento, la paura e la gioia di vincere”. Le parole del cantante romano condensano il senso del gioco del calcio e del progetto Il calcio per l’inclusione, che L’abilità sta realizzando nella città di Milano in collaborazione con Inter Campus, associazione che si occupa, dal 1997, di promuovere il diritto al gioco in 30 Paesi del mondo attraverso il gioco del calcio.

Il calcio per l’inclusione è, prima di tutto, una sfida culturale e sociale che L’abilità e Inter Campus hanno fortemente voluto nell’ottica di promuovere e diffondere una nuova cultura della disabilità e dell’inclusione, in accordo con l’articolo 30 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (2006), il quale garantisce che gli Stati Parti prenderanno misure appropriate per “assicurare che i bambini con disabilità abbiano eguale accesso rispetto agli altri bambini alla partecipazione ad attività ludiche, ricreative, di tempo libero e sportive”.

Per garantire il diritto al gioco, al divertimento e allo sport, da cui purtroppo ancora troppo spesso i bambini con disabilità sono esclusi per le loro caratteristiche funzionali e relazionali, L’abilità e Inter Campus hanno mobilitato le loro specifiche risorse e competenze professionali per creare un contesto inclusivo adeguato ad accogliere e valorizzare le differenze.

È stato quindi pensato e istituito un progetto rivolto a bambini con disabilità intellettiva, tra i 4 e gli 11 anni, che si pone l’obiettivo di favorire la partecipazione del bambino con disabilità ad una attività sportiva di squadra, promuovendo occasioni di socializzazione, di movimento, di gioco, di crescita. Gli allenamenti sono stati organizzati e strutturati secondo una metodologia specifica che caratterizza gli interventi educativi di L’abilità e di Inter Campus. Si sono quindi create le condizioni materiali che hanno consentito la realizzazione di un contesto atto ad accogliere il peculiare funzionamento di ogni bambino e a favorirne la partecipazione: l’organizzazione visiva dello spazio della palestra, la scansione prevedibile dei tempi e delle attività, l’uso di strumenti di Comunicazione Aumentativa Alternativa per sostenere la comprensione e l’espressione dei bambini, la cura della relazione con gli adulti di riferimento, educatori e allenatori, la proposta di attività e l’utilizzo di materiali adeguati alle capacità dei bambini.

Il progetto ha preso avvio nel dicembre del 2019 e riteniamo sia ancora presto per una verifica degli obiettivi, anche a fronte dell’interruzione dovuta alla situazione pandemica. Possiamo però iniziare a restituirvi la felicità sui volti dei genitori che il sabato mattina hanno accompagnato il loro bambino a giocare a calcio, proprio come farebbe qualsiasi genitore con il proprio figlio o figlia, oltretutto con gli allenatori di una squadra prestigiosa come l’Inter. Vogliamo restituirvi l’entusiasmo dei bambini che hanno potuto realizzare il loro desiderio di giocare a calcio, la libertà dei bambini di muoversi in uno spazio strutturato che gli ha offerto la possibilità di comprendere semplici regole ed eseguire percorsi per migliorare le loro abilità motorie, vogliamo restituirvi gli applausi, i sorrisi, gli sguardi e il suono delle mani quando i bambini battevano “il cinque” dopo aver fatto goal, ma anche la fatica nel gestire le emozioni legate alla sconfitta, mediata e sostenuta dagli educatori. Vogliamo restituirvi la fatica di un bambino con disturbo dello spettro dell’autismo che è sceso in campo solo dopo un percorso lungo e graduale che gli ha consentito di familiarizzare con adulti non conosciuti e in uno spazio nuovo e grande.

Concludiamo momentaneamente come abbiamo iniziato, con le parole della canzone di Francesco De Gregori, nell’attesa di poter scendere di nuovo in campo per giocare, divertirsi, provare e sbagliare, sfidare i propri limiti e riuscire, per allenarsi alla vita.

Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.

 

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