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“È stato come cadere in un buco e non sapere come uscirne…” Il padre di Rahul descrive così il momento in cui, assieme alla moglie, ha avuto dai medici la conferma definitiva di ciò che già aveva sospettato: “Il mio bambino non era normale”. Effettivamente Rahul è un bambino diverso: inizia a frequentare il centro Agenda Blu perché gli sono stati diagnosticati i sintomi caratteristici dei disturbi dello spettro autistico, dopo un percorso lungo e accidentato, durante il quale, oltre ad affrontare le preoccupazioni per lo stato di salute del proprio bambino, la famiglia deve fronteggiare anche gli ostacoli della burocrazia.

Mentre racconta, la voce del babbo di Rahul è rotta dall’emozione, ma allo stesso tempo è calma e pacata. È la voce di una persona che sente il peso e la fatica della situazione che sta vivendo, ma è consapevole che le cose stanno cambiando, che sa che il percorso sarà lungo, difficile ma almeno ha un sentiero da seguire. “In quel momento eravamo molto scoraggiati e giù di morale, ma già durante il primo colloquio con Anna, del centro Agenda Blu, abbiamo avuto delle risposte, delle indicazioni, chiarezza. Arrivavamo da tre anni vissuti senza nessun tipo di appoggio, durante i quali anche le insegnanti della scuola materna facevano quel che potevano ma non riuscivano a seguire nel migliore dei modi il nostro bambino”. Del resto interagire con Rahul è un rebus anche per i genitori. Il padre infatti racconta che “anche noi non sapevamo cosa fare. Rahul sapeva tante parole, sapeva leggere, sapeva scrivere, sapeva contare… ma non sapeva come comportarsi. E noi non eravamo capaci, non sapevamo come aiutarlo e come interagire con lui”.

Grazie a l’abilità siamo partiti da zero e abbiamo fatto un passo avanti, un gradino in più…

Il passo in avanti è stato quello di riuscire a dare sia al bambino che alla famiglia gli strumenti per comunicare. Una comunicazione che non è solo verbale ma che si realizza anche grazie alle immagini, con il quaderno dei simboli della Comunicazione Alternativa Aumentativa, che aiuta Rahul ad esprimersi. Non solo: “Rahul ha iniziato a salutare, a rispondere quando gli si chiede il suo nome, ha imparato ad allacciarsi le scarpe”.

Paiono essere piccole cose, ma per un bambino con disturbi dello spettro autistico sono progressi rilevanti, abilità che vengono acquisite, che segnano tante piccole tappe nel percorso verso l’autonomia. Grazie a queste conquiste il bambino è più sereno, anche perché sa come far capire i propri desideri e allo stesso tempo anche i genitori sono rassicurati. Certo il percorso è ancora lungo, le difficoltà sono tante ma ora sappiamo come fare. Il padre di Rahul prosegue il racconto. Ora il suo tono di voce è più tranquillo, si capisce che dall’altro capo del telefono sul suo volto c’è un sorriso: “A Rahul, come ad ogni bambino, piacciono molto i video e i cartoni. Prima di arrivare a l’abilità passava ore davanti al video, faceva di tutto per stare davanti al computer… addirittura, se ero io ad usarlo, mi faceva richieste per distrarmi e potersi impossessare del pc! La cosa ci preoccupava perché trascorreva troppo tempo in quel modo. Grazie a l’abilità abbiamo imparato a dirgli di smettere, utilizzando le immagini e i simboli: STOP COMPUTER… Funzionava! E funziona anche oggi.” Il viaggio di Rahul prosegue: è cresciuto e L’officina delle abilità, il Centro Diurno per persone con disabilità, sta diventando per lui e la sua famiglia un nuovo punto di riferimento, per costruire il suo bagaglio di abilità e confrontarsi così con il mondo.

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