Notizie

27 gennaio – La memoria dell’orrore anche per i bambini e le per le persone con disabilità

Lo storico Henry Friedlander afferma: «Nel dopoguerra, Auschwitz è diventato il simbolo del genocidio del ventesimo secolo. Ma Auschwitz è stato solo l’ultimo, il più perfetto centro di uccisione nazista. L’intera impresa di uccisione era cominciata nel gennaio del 1940, con l’omicidio degli esseri umani più indifesi, i pazienti disabili ricoverati in istituti».

Un’ operazione, passata sotto il nome Aktion T4, che fu sistematicamente eseguita dal 1939 al 1945 e rappresentò, sul piano organizzativo, la “prova generale” dell’Olocausto. Oltre 70 mila persone disabili a vario titolo furono uccise e 375 mila sterilizzate dal regime nazista.

“Questo paziente affetto da una malattia ereditaria costa, durante la sua esistenza, 60.000 RM al popolo. Connazionale, si tratta anche dei tuoi soldi!”. Questo il leitmotiv di una “campagna” che i nazisti fecero nelle scuole, nelle fabbriche, negli ospedali. L’obiettivo era far passare l’idea dii “gusci vuoti” che non meritano di vivere.

Fino a qualche tempo fa, dello sterminio dei disabili si parlava solo nei convegni psichiatrici. Ma non c’è solo questo da ricordare.
Ci sono altri numeri terrificanti. 7mila bambini disabili “ariani e no” uccisi con iniezioni letali o lasciati morire di fame.
Uccisi perché non erano perfetti, perché affetti da malattie genetiche, malformazioni e altro.
Bambini sottratti alle famiglie con la scusa di mettere a disposizione per loro le cure più all’avanguardia. Ma dopo qualche tempo, queste stesse famiglie ricevevano il certificato di morte dei loro figli.
I deboli, le vite indegne di essere vissute cominciarono a morire prima degli ebrei, prima degli zingari, prima dei comunisti, e continuarono a essere uccisi anche dopo la fine della guerra.
Quanti “complici” hanno avuto quei medici, non solo levatrici, infermieri e capo sala.

L’orrore del passato, la memoria di esso devono servire a riflettere sulla necessità di una cultura aperta e consapevole nei confronti della disabilità.

X