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misurarsi

Le persone con disabilità, i bambini con disabilità, è frequente che subiscano discriminazioni in moltissime situazioni. Disabilità motoria e sensoriale, ma non solo. Tante delle nostre mamme raccontano di occhi che scrutano la disabilità del figlio o di sguardi giudicanti davanti a comportamenti problematici.

“A volte vorrei andare a passeggiare con mio figlio dove non ci sono occhi che ci vedono. Dove nessuno può giudicarci. Perché quegli sguardi fanno male. Gli occhi degli altri mi trafiggono, e non so come difendere mio figlio da quegli sguardi” è la testimonianza di una mamma.
E questa discriminazione tanto più fa male, se arriva in contesti che non solo dovrebbero essere inclusivi, ma che dovrebbero insegnare cos’è l’inclusività. Ma a volte non è così.
E’ notizia recente quella di una scuola che si fa “buona pubblicità” con i futuri alunni dicendo che non ci sono nè stranieri nè disabili.

Davanti a questa affermazione rimaniamo impietriti. Non esiste in questi luoghi la cultura del diverso, non esiste possibilità di arricchimento, non esiste confronto.
Da anni l’abilità lavora nelle scuole per garantire il diritto allo studio dei bambini con disabilità, e per promuovere una cultura della disabilità che sia attenta alle differenze.
I nostri educatori entrano nelle classi, seguono i bambini con disabilità in rapporto 1:1 e supportano il progetto didattico di ciascun bambino in stretta collaborazione con l’insegnate di sostegno e tutto il team.
Sostiene gli insegnanti suggerendo modi e modalità di comunicazione alternativi al linguaggio verbale. Favorendo un apprendimento che non sarebbe possibile, o comunque difficile.
I dati ISTAT ci dicono che in quindi anni i dati degli alunni disabili sono raddoppiati. Quindi più che escludere e ancora una volta necessario dare risposte e non solo fermarsi agli sguardi.

L’abilità fin dalla sua fondazione, promuove una cultura diversa della disabilità, ascoltando i genitori, le famiglie, ascoltando le esigenze di una società che cambia.

 

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