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Alessia, è la mamma di Giovanni. Giovanni è un bambino di 6 anni con una disabilità motoria che compromette l’uso degli arti inferiori, frequenta Lo Spazio Gioco da 3 anni. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza a Lo Spazio Gioco di l’abilità. E questa è la sua testimonianza.
“Per Giovanni frequentare Lo Spazio Gioco significa poter godere di un pomeriggio di gioco, avere l’alternativa a trascorrere un pomeriggio a casa, perché è difficile trovare un luogo di aggregazione per i bambini con disabilità. Anche andare al parco giochi è un’esperienza frustrante, perché per la sua disabilità sono più le attività da cui è escluso che quelle a cui può partecipare. È difficile impegnare i suoi pomeriggi. È difficile coinvolgere altri bambini a giocare con lui.
I bambini con disabilità imparano giocando. Come tutti i bambini. l’abilità però è l’unica a creare occasioni di gioco per loro.
Ma non è solo una questione di divertimento, ma è fare esperienza, conoscere un luogo nuovo, capire che ci sono anche altri posti, diversi da casa, in cui si può star bene, insieme ad altri bambini e ad altri adulti che non sono mamma e papà”

“È il nostro Spazio Buono – continua Alessia – perché non è utile solo a lui ma a tutta la famiglia. Nelle due ore in cui Giovanni non c’è, io sono tranquilla perché so che si diverte e posso dedicare del tempo sereno all’altro figlio.
Resto sempre stupita dell’entusiasmo con cui torna a casa dopo il pomeriggio a l’abilità. Racconta quello che ha fatto con grande euforia, perché si è divertito, perché ha raggiunto degli obiettivi senza la frustrazione di non riuscire che vive costantemente in altre situazioni.
Giovanni ha un’educatrice dedicata, che conoscendo i suoi bisogni, gli propone attività in cui sono rispettati i suoi tempi e le sue capacità. Lo Spazio Gioco è una carica per le sue energie”.

“Quando ci è stato detto che nostra figlia non sarebbe mai stata come gli altri bambini, abbiamo vissuto un momento di grande sconforto. Una notizia come questa è come un cataclisma”. Questo è l’inizio del racconto di Pietro, papà di Claudia, nata con tetraparesi.
“La difficoltà di confrontarsi con la disabilità era oggettiva, tutto era da scoprire. Ci siamo rivolti a l’abilità su consiglio di un’amica che aveva avuto un’esperienza simile alla nostra. Cercavamo risposte per capire come orientarci tra la burocrazia, a cosa aveva diritto Claudia dal punto di vista sanitario, scolastico, economico. Ma non avevamo mai pensato al suo diritto al gioco.
Certo entrare in un negozio di giocattoli era frustrante, perché tra centinaia di proposte nessuna era adatta a lei. Ogni volta speranzosi compravamo qualcosa, ma non era mai il gioco giusto. Ci siamo riempiti la casa di cose inutili.

Poi è avvenuto l’incontro con l’abilità. Dopo la prima fase di orientamento c’è stato proposto di far frequentare a Claudia Lo Spazio Gioco. Quell’offerta ci sembrava rispondesse al nostro bisogno di farla stare bene. E così è stato.
Claudia in questo spazio tutto per sé ha cominciato a sperimentare attraverso il gioco. Le educatrici ci hanno spiegato quali fossero i giochi più adatti a lei, affinché potesse provare piacere e divertimento e come replicarne alcuni da fare insieme a casa. Claudia ci faceva capire che in quel modo si divertiva, e noi genitori abbiamo capito che la nostra relazione con lei poteva crescere anche attraverso il gioco, come per tutti gli altri bambini. Erano sufficienti oggetti semplici ma studiati per i suoi bisogni. La professionalità, la pazienza e la capacità creativa delle educatrici è stato per noi un grosso aiuto. E il benessere di Claudia è chiaro nei suoi occhi ogni volta che la accompagniamo a giocare”.

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